RECENSIONI

VAGANDO – fotografie recenti di Giovanni Neri

DA ART JOURNAL . GRAZIE AD ALESSIO BOSCHI

Le fotografie raccolte in questo volume sono dei paesaggi emozionali che poco hanno a che fare con il riconoscimento toponomastico del luogo fotografato e in questo c’è l’approccio diverso che Giovanni ha della fotografia; estraniarsi dal luogo pur raccontandolo

(dalla Nota dell’editore di Roberto Cerè)

I fili della memoria

Non voglio saperne

di parcheggi per tutti (bianchi e svuotati)

di fantasie sperdute (e snobbate)

ne ho piene le esuberanze terrene.

Disconosco i miei attaccamenti

offrendo nuove fughe al punto

di volerci tornare

nei miei luoghi di fluorescenza e pace.

@serenavestene-poeta

Recensione nr. 1

Blue – da “Fuochi blu” di James Hillman

“È l’azzurro che conferisce profondità all’idea di riflessione, ben oltre la nozione limitata di rispecchiamento, aprendola a quelle del soppesare, considerare e meditare.

I colori che annunciano il bianco vengono espressi come Iride e arcobaleno, come prato fiorito e soprattutto come lo splendore della coda del pavone con i suoi innumerevoli occhi. Secondo Paracelso, i colori nascono dall’azione dell’asciutto sull’umido. Che lo si creda o meno, c’è più colore nel deserto alchemico che nel diluvio, nella povertà di emozioni che nella sovrabbondanza. Prosciugandosi, l’anima si libera dal soggettivismo personalistico e, via via che l’umidità indietreggia, la vivacità prima posseduta dal sentimento può travasarsi nell’immaginazione. L’azzurro assume qui un’importanza particolare, perché è il colore dell’immaginazione tout court. Baso questa mia affermazione apodittica non solo sulle cose che siamo venuti esplorando: l’umore bleu che alimenta la rêverie, il cielo azzurro che richiama l’immaginazione mitica ai suoi ambiti più lontani, l’azzurro di Maria, la quale per l’Occidente è l’epitome di Anima intesa come istigatrice del fare immagini, la rosa azzurra del romanzo cavalleresco, un pathos che si strugge per l’impossibile contra naturam (e pathos era il nome del pallido asfodelo, il fiore dei sepolcri).”

Questo passaggio “Bleu” dal libro “I Fuochi Blu” di James Hillman pare oltrepassare la mera sfera psicanalitica e archetipica tipica dell’autore per tuffarsi a mani sporche di colore nel mondo dell’arte pittorica, della creatività immaginativa. E, per collegamento tematico, l’ho relazionato anche alle opere di Giovanni Neri, pittore contemporaneo. Nella sua espressione pittorica, nei suoi paesaggi, a volte improbabili, a volte impossibili, a volte solo cromatici, come in uno di questi suoi ultimi lavori che proponiamo qui sotto, il suo amore per il deserto e la parte più secca dell’emisfero trova qui piena espressione, in questa tendenza al rarefatto nella parte alta, quasi a inoltrarsi nel tipico miraggio del deserto. Un’assenza di umidità, nell’umidità desiderata dall’occhio, che rafforza l’idea dell’azzurro come colore dell’immaginazione.

(nella foto l’opera di Giovanni Neri dalla sua serie “paesaggi”)

L’analisi che Hillman fà del rapporto tra psiche e anima in questo volume che raccoglie vari scritti, aveva già incontrato parole che sanno di terra: “Il sale dell’anima. Lo zolfo dello spirito”; ma anche di immaginativa creazione più pura ne “La base poetica della mente”, in una serie di accostamenti tra considerazioni tipiche della patologizzazione dei sintomi espressi dall’anima e la parte più meditativa, riflessiva, che è indispensabile all’ascolto e all’attraversamento di questi stessi sintomi, per non superare ma per transitare in contesti definiti depressivi, o con termini ancora più pesanti. L’accostamento della filosofia hillmaniana con la pittura meditativa, spontanea e per questo ancora più espressiva  animicamente di Giovanni Neri, mi porta a consigliare un’attenta lettura di questo ricco volume di 442 pagine di Hillman proprio al mondo dell’arte e degli artisti, e proprio in virtù di questo suo raccogliere molti stralci riflessivi in accostamenti con i processi mentali che si possono ritrovare nel mondo poetico, nell’idea creativa, e in questo passaggio proprio con il mondo dei colori, che, dal “blue” come espressione verbale di tristezza e stato di afflizione, asciuga l’anima e la porta a quel deserto dove l’ascolto diventa indispensabile compagno di attraversamento di tutte le sue espressioni senza giudizio. Un’analisi che mira a trovare nuove prospettive e nuove angolazioni a una scienza ridotta spesso a una mera scienza del comportamento, ma che lo stesso Hillman va a superare nell’apporto indispensabile dell’immaginazione, interpretabile come materializzazione dello stato di svuotamento, di moto dell’interiorità, di voce all’inesprimibile e di ricerca di tracce di sé nell’onirico e/o reale spettro delle possibilità espressive.

Serena Vestene – poeta